martedì 21 dicembre 2010

Anticorpi per antidemocratici

La storia ha già prodotto gli anticorpi ai Berlusconi dei popoli.
A re Carlo I Stuart, che si rifiutava di riconoscere l'indipendenza e l'autorità della Corte parlamentare, il Presidente ribadì che sopra la testa di tutti, compresa la sua, pendeva inviolabile la legge. Non il partito, ma la corte di giustizia doveva occuparsi dell'interpretazione della legge. Il re, alla fine, fu condannato a morte.
Gli americani che nel 1776 dichiararono l'indipendenza dalla madrepatria, motivano così nei documenti: "La storia dell'attuale Re di Gran Bretagna è una storia di ripetute offese e usurpazioni. Egli ha rifiutato di dare il suo assenso alle leggi più opportune e necessarie del bene pubblico. Egli ha ricattato i governatori e ha convocato i corpi legislativi in luoghi inconsueti, scomodi e distanti dai loro archivi, al solo scopo di piegarli all'accoglimento delle misure da lui volute. Egli ha ripetutamente disciolto le Assemblee Rappresentative che si erano riunite allo scopo di opporsi con virile fermezza alle sue violazioni dei diritti del popolo. Egli ha intralciato l'amministrazione della Giustizia, rifiutando il suo assenso a leggi dirette a stabilire i poteri giudiziari e ha reso i Giudici dipendenti dal suo esclusivo arbitrio per quel che riguarda la durata del loro mandato e l'importo ed il pagamento dei loro stipendi. Egli ha creato una moltitudine di nuove cariche e le ha inviate a tormentare il nostro popolo e divorarne gli averi. Ha ostentato di rendere il potere militare indipendente dal potere civile e ad esso superiore."

Benedetto Spinoza, filosofo del 1600, argomentava nel Trattato teologico politico l'importanza della libertà nello Stato. "Il fine ultimo dell'organizzazione statale non è quello di dominare gli uomini e neppure frenarli con la paura o farli cadere in balìa di altri, bensì quello di liberare ciascuno dalla paura affinché, nei limiti del possibile, possa vivere in sicurezza e conservare il suo diritto naturale a esistere e agire senza danno suo e di altri. Nessuno può deliberare contro l'autorità sovrana ma gli sarà lecito avere dei sentimenti e delle opinioni propri e di conseguenza gli sarà lecito esternarli senza frode, ira e odio e con l'intento di introdurre mutamenti nella cosa pubblica in forza della sua sola volontà."

Immanuel Kant invece, nella sua opera Per la pace perpetua, chiarisce un punto importante riguardo la concezione, spesso invocata anche ai giorni nostri, dell'uomo politico che governa per volere del popolo: la repubblica è l'unica costituzione possibile per la pace. "Essa garantisce agli uomini lo stato di cittadini e non solo sudditi. Se i cittadini fossero soltanto sudditi ne deriverebbe che il sovrano sarebbe il proprietario dello Stato e nulla avrebbe da rimettere a causa della guerra dei suoi banchetti, delle sue cacce, delle sue case di diporto, delle sue feste di Corte, ecc.."


Può essere poi la democrazia negativa? Alexis de Tocqueville, nella sua opera "La democrazia in America", 1830, affermava di sì.

Qualche anno dopo anche John Stuart Mill era parecchio categorico: in realtà quello che viene fatto passare per “governo del popolo”, si traduce nella auto-elezione di una folta maggioranza che spazza via qualsiasi forma di minoranza. In altre parole, la democrazia pura non tiene conto dei pareri diversi e uniforma tutto e tutti al volere “dei più”. Un partito dell'amore che spazza via i partiti dell'odio.


Larry Diamond e Marc Plattner, studiosi contemporanei dello sviluppo della democrazia a livello globale, offrono un'interessante divisione tra democrazie elettorali e democrazie liberali.

L'elemento unico e necessario per poter considerarsi nella prima categoria (la democrazia elettorale) è la possibilità di svolgere elezioni regolari, libere e corrette tra i vari partiti. Per poter essere delle democrazie liberali è necessario soddisfare ben cinque criteri oltre a questo citato. Innanzitutto la possibilità di avere libertà civili: di fede, di espressione, di organizzazione, di protesta e di assemblea. Poi, la parità di trattamento di fronte alla legge. La magistratura deve essere indipendente e neutrale, non subordinata all'esecutivo né a qualche parte politica. Le istituzioni quali le banche centrali o le autorità di controllo dei mezzi di comunicazione devono essere autonome e dotate di effettivi poteri. I media, in un'ottica di aperta pluralità, devono essere liberi. Infine, le forze armate devono essere poste sotto il controllo del governo democraticamente eletto.


Come siamo messi in Italia?

martedì 7 dicembre 2010

Power against power

English version of the previous post: "Potere contro potere".

"Do everything but please let us know later. One morning when we wake up tell us that you have done this and we will be happy."
- Benito Mussolini, 1944, on the attitudes of the Italian people.

The network is beautiful because is free. You can hardly conceal the information contained in it. It is precisely for this reason that is the worst enemy of the government policies of nations. The policy, which too often closes in on itself and tends to get dirty with mud alone, systematically fought the purity and freedom of the network. That's what is happening these days: an international organization that receives documents of a government or business anonymously, and loads them on the web, called Wikileaks, whose number one is called Julian Assange (Australian, 38 years) is charging in the network from 2007 million documents regarding current hot linked to the wars in Afghanistan and Iraq up to the recent publication of confidential documents relating to consideration by U.S. officials on European leaders.
Despite the furore is determined mainly by those acts (Hillary Clinton rushed to Kazakhstan, into the OSCE summit, to repair the bluff), I would like to focus on situations even more alarming than just reviews related defects, and attitudes of some leaders of nations. In the Wikileaks site contains movies and unpublished documents that certificate the killing of civilians, concealment of bodies, forces prepared for killing Taliban without the need to appeal to a regular trial. Monstrosity of war. The revelation of these documents generates fear in the big nations and big industries which take benefits from the economical activity of war (Yuri Orlov, who is Nicolas Cage, in the film Lord of War, admits that "to take over the world will be the arms dealers, because others will be too busy shooting at each other." The film is also reported that the major arms suppliers are the United States, Britain, Russia, France and China and that all five are permanent members of the Board UN Security).

The press shifts the focus on political gossip. But who speaks of civilians killed by two American Apache helicopters fired in a neighborhood of New Baghdad July 12, 2007?
Certainly not Franco Frattini, Italian Foreign Minister, who would like Julian Assange captured and imprisoned as a bomber. Why? Attack on the lies? People must be active witnesses and careful operators and actions of their governments. Just so you can make the right choices and determine who does their job well and who's not. We are the masters of our representatives. They must act according to our will, in the sense that they must represent.

An international arrest warrant hanging over the head of Julian Assange. The reasons are those of rape (which he rejected, through his lawyer is sure that this is an operation designed to discredit his figure). This means that the number one of Wikileaks is wanted in 188 countries. Co
nsidered like Bin Laden. A computer journalist likened to a fundamentalist terrorist. Informative power against the destructive power.
The world looks for allegedly abusing two girls while many politicians have been accused of major crimes or corruption (I am reminded of the sad example of Italy).
Forced to take to the bush, fleeing from place to place in the world for the immense guilt of having published the documents that have enabled millions of people to realize how things go. Convicted for free information. We may not realize how serious this fact. Creates a dangerous precedent, saying loud and clear: look what happens if I reveal our secrets. We complain so much of the national information "Bavaglio laws" and we do not think that this could be a global edict against the freedom to say and tell the facts.

Dear Julian, if you had come for a day in Italy, I am glad to host you at my house.

giovedì 2 dicembre 2010

Potere contro potere

"Fate tutto ma fatecelo sapere dopo. Una mattina quando ci svegliamo diteci di avere fatto questo e noi saremo contenti".
- Benito Mussolini, 1944, sulle attitudini del popolo Italiano.

La rete è bella perché libera. Difficilmente si possono occultare le informazioni contenute in essa. Ed è proprio per questo motivo che rappresenta il peggior nemico delle amministrazioni politiche della nazioni. La politica, che troppo spesso si chiude in se stessa e tende a sporcarsi di fango da sola, combatte sistematicamente la purezza e la libertà della rete. E' quanto sta accadendo in questi giorni: un'organizzazione internazionale che riceve documenti di carattere governativo o aziendale in modo anonimo e li carica sul web, che si chiama Wikileaks, il cui numero uno si chiama Julian Assange (australiano, 38 anni), sta caricando in rete dal 2007 milioni di documenti riguardanti situazioni scottanti legate alle guerre di Afghanistan e Iraq fino ad arrivare alle recenti pubblicazioni di documenti confidenziali riguardanti le considerazioni da parte di funzionari Americani sui leader europei.
Nonostante lo scalpore sia determinato principalmente da questi ultimi atti (La Clinton, di foga, si è precipitata in Kazakistan, al vertice dell'Osce, per riparare ai bluff), vorrei che l'attenzione sia riposta in situazioni ben più allarmanti di semplici giudizi che riguardano vizi, attitudini e difetti di alcuni leader di nazioni. Nel sito Wikileaks sono contenuti filmati e documenti inediti che testimoniano uccisioni di civili, occultamenti di corpi, forze predisposte per l'uccisione di talebani senza la necessità di appellarsi a un regolare processo. Mostruosità di guerra. La rivelazione di questi documenti fa paura alle grandi nazioni e alle grandi industrie che sulla guerra investono l'economia (Yuri Orlov, ovvero Nicolas Cage, nel film Lord of War, confessa che "a prendersi il mondo saranno i trafficanti d'armi, perché gli altri saranno troppo occupati a spararsi a vicenda". Nel film inoltre viene denunciato che i maggiori fornitori d'armi sono gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Russia, la Francia e la Cina e che tutte e cinque sono membri permanenti del consiglio di sicurezza dell'Onu).

La stampa sposta l'attenzione sui pettegolezzi politici. Ma chi parla dell'uccisione di civili da parte di due elicotteri Apache americani che spararono con accanimento in un quartiere di New Baghdad il 12 luglio 2007?
Di certo non Franco Frattini, ministro degli Esteri Italiano, che vorrebbe Julian Assange catturato e imprigionato in qualità di attentatore. A cosa? Attentatore alle menzogne? Le persone devono essere testimoni attivi e attenti degli operati e delle azioni dei rispettivi governi. Solo così è possibile effettuare le scelte giuste e stabilire chi esegue bene il proprio lavoro e chi no. Siamo i padroni dei nostri rappresentanti. Essi devono agire in base alla nostra volontà, nel senso che devono rappresentarla.

Un mandato internazionale di cattura pende sulla testa di Julian Assange. I motivi sono quelli di stupro (da lui rigettati, tramite il suo avvocato: è sicuro che si tratti di un'operazione con lo scopo di screditare la sua figura). Ciò vuol dire che il numero uno di Wikileaks è ricercato in 188 paesi. Posto al pari di Bin Laden. Un giornalista informatico paragonato a un terrorista fondamentalista. Potere informativo contro potere distruttivo.
Il mondo lo cerca per aver abusato presuntamente di due ragazze mentre politici di numerosi stati sono accusati di corruzione o reati importanti (mi viene in mente l'esempio triste dell'Italia).
Costretto a darsi alla macchia, fugge da un posto all'altro del mondo per l'immensa colpa di aver pubblicato dei documenti che hanno permesso a milioni di persone di rendersi conto di come vanno le cose. Condannato per informazione libera. Forse non ci rendiamo conto di quanto sia grave questo fatto. Crea un precedente pericolosissimo, dicendo forte e chiaro: guarda cosa succede se sveli i nostri segreti. Ci lamentiamo tanto delle leggi bavaglio nazionali all'informazione e non pensiamo che questo possa essere un editto mondiale contro la libertà di dire e informare sui fatti.

Caro Julian, se dovessi capitare per un giorno in Italia, ti ospito io volentieri a casa mia.

domenica 21 novembre 2010

Essere e apparire onesti

Nel paese in cui il quotidiano Il Giornale indice una raccolta firme contro Roberto Saviano che parla di mafia e non, magari, una raccolta firme contro la mafia (la cosa è divertente, infatti suona così: "Invia anche tu la tua firma per dire a quel totem ricco di Roberto Saviano che non sei mafioso"), e in cui il ministro dell'Interno Roberto Maroni si indigna perché lo stesso scrittore denuncia, basandosi su atti e inchieste giudiziarie, che la 'ndrangheta tenta di interloquire con la Lega al nord, Lucia Annunziata, conduttrice di In mezz'ora su Rai Tre, decide di intervistare su vari temi riguardanti la legalità proprio lui, il ministro dell'Interno, e di chiedergli in particolar modo un parere circa la recente notizia della conferma di condanna per mafia a Dell'Utri, che ora si appella alla Cassazione, avendo già ricevuto la sentenza in primo, secondo grado e in appello (i tre "momenti" di un processo).
Maroni, che sui processi ai parlamentari aveva già ricevuto una domanda da parte mia ad ottobre di quest'anno (nello specifico l'oggetto era Cosentino, accusato di riciclaggio illegale di rifiuti tossici e camorra), ha ripetuto a disco rotto la stessa risposta che allora diede a me: "Ricordo che la nostra Costituzione prevede la presunzione di innocenza, pertanto sino alla fine del processo, tutte le opinioni e i fatti sottolineati dai giornali rientrano nella categoria del processo mediatico".
Visto che si tratta di una risposta ricorrente (Sia con me, sia con Lucia Annunziata ha voluto limitarsi all'osservare un principio costituzionale), questa volta vorrei fare di più: proporgli qui di seguito un discorso che nel 1989 pronunciava, di fronte agli studenti, Paolo Borsellino, da me condiviso appena dopo averlo letto, riportato nel libro "Promemoria", di Marco Travaglio:
"L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è un uomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici quantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati".

martedì 16 novembre 2010

Sconfiggere i draghi

La prima cosa che colpisce studiando il fenomeno del sistema mafioso è che ancor prima di essere considerato un fenomeno criminale, è descritto come un' organizzazione di potere.
Le mafie sono forti poteri con forti regole, come ricordava molto bene ieri sera Roberto Saviano.

La loro esistenza non si basa tanto sulle attività illecite e criminali: quelli sono gli effetti. Le mafie esistono perché si alleano e collaborano con funzionari di Stato, politici e strati sociali della popolazione. Senza queste preziose alleanze, che spianano le strade e semplificano le operazioni in qualunque campo le mafie decidano di operare, esse si indeboliscono e muoiono.

Grazie al lassismo e agli interessi personali, lo Stato coadiuva la mafia.
Non stupirà quindi che in merito all'uccisione di Giovanni Falcone oggi non si parli più di strage mafiosa, bensì di un assassinio da parte della mafia e di apparati deviati dello Stato, che insieme collaborarono perché l'opera andasse a buon fine.

Se le mafie nascono verso la fine del 1700 e nei primi del 1800, collocabili geograficamente nel Sud Italia, nel 2010 esse hanno allungato i loro chilometrici tentacoli andando a estendere il loro raggio operativo al resto dell'Italia, all'Europa e al mondo intero. Solo la 'Ndrangheta opera in più di quaranta paesi.

Non si deve accogliere con stupore la notizia per cui determinate organizzazioni mafiose stiano investendo, ad esempio, in Lombardia. A dispetto delle dichiarazioni di personaggi autorevoli in campo politico, la mafia certifica la propria esistenza in queste zone. E' già avvenuta una guerra tra di loro in seno alla Lombardia. Ricordava sempre Saviano, ieri sera, della recente morte di chi ha tentato di staccarsi dalla madre meridionale.

E' per questo che è necessario evitare di allontanare mentalmente l'idea di un male che sia radicato lontano da noi. La mafia non è il padrino che - stuzzicadente alla bocca e pistola in mano - chiede il pizzo alla salumeria di Palermo. La mafia è l'impresa edile che costruisce strade, palazzi, linee ferroviarie e case. La mafia è potere economico. E' soldi liquidi. E' la mutazione tumorale dell'imprenditoria.

Accolgo con dispiacere, quindi, la critica che il Ministro dell'Interno rivolge a Roberto Saviano, a seguito della seconda puntata di Vieni via con me, secondo cui non sarebbe vero che la mafia si arricchisca grazie alla collaborazione con la Lega.
Roberto Maroni cade nell'errore di voler allontanare, come ho appena detto, il fenomeno mafioso relegandolo a un fenomeno meridionale, che non tocca il coerente movimento Leghista. Eppure, guardando alle condizioni di esistenza di un'organizzazione mafiosa, il legame politico è necessario.
Non la Lega, dunque, ma nel senso di non solo lei.

La mafia non è di destra né di centro né di sinistra. E' di chi collabora. E' di chi afferma, come fece Gianfranco Miglio, politico italiano e padre fondatore del Movimento Leghista, che: "Io sono per il mantenimento anche della mafia e della 'ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos'è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un'assurdità. C'è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate".

D'altra parte è notizia del 2009 che la 'Ndrangheta sarebbe la prima azienda Italiana per fatturato e che contribuisca in modo discreto al Pil Italiano. Siamo assuefatti di Mafia a tal punto che non riusciamo neanche più a riconoscerla. La allontaniamo semplicemente dal nostro immaginario.

Ammazziamo il problema mentalmente, così come si scaccia una mosca che dà fastidio.
Dichiariamo che il nostro partito non collabora con la Mafia, lavandocene le mani dagli altri. Maroni, in qualità di Ministro dell'Interno, non si indignerebbe se la Mafia collaborasse anche solo con altri partiti? Si sentirebbe in pace se la Mafia proliferasse ma non grazie alla Lega? Bella soddisfazione.


Marco Travaglio, vicedirettore de Il Fatto Quotidiano, scrive oggi che nonostante tutto il popolo Italiano si configura come migliore della sua classe dirigente politica.

Qualche ora prima, Roberto Saviano conclude il suo monologo dando precise indicazioni riguardanti la lotta alla mafia: fare ognuno il proprio lavoro, poliziotto e artigiano, banchiere e tabaccaio in maniera sentita e onesta.

mercoledì 10 novembre 2010

Fini dei giochi

Se, come ricordava l'altra sera Roberto Benigni a Vieni via con me, cantando le proprietà di Berlusconi, il presidente del Consiglio abbia ancora intenzione di conquistare il Colle diventando, tra tre anni, Presidente della Repubblica (magari con poteri rafforzati), vale la pena spendere qualche parola sull'attuale situazione politica Italiana.
Il discorso dell'altro giorno di Fini a Bastia Umbra ha scosso le colonne della Seconda Repubblica, facendo cadere polvere e creando vistose crepe. Dalle sue parole non si torna più indietro. Il leader di Futuro e Libertà per l'Italia ha definitivamente rotto i vecchi equilibri e lascia il campo aperto a nuovi scenari.
Dal canto suo propone che il Presidente del Consiglio rassegni le dimissioni e si passi a un altro governo che escluda la Lega e apra le porte all'Udc.
Dal canto di Silvio Berlusconi rassegnare le dimissioni appare come un ostacolo pericoloso che va a porsi tra lui e l'obiettivo che vuole raggiungere e che ho appena menzionato.

Se quindi da un lato è in ballo il gioco delle responsabilità (Fini: deve essere Berlusconi ad annunciare la crisi di governo; Berlusconi: deve essere Fini a sfiduciarmi) dall'altro la posta in gioco è davvero alta: i progetti politici, giudiziari ed economici del presidente del Consiglio andrebbero in fumo.
Con nuove elezioni, il trend sarebbe questo: Calo per Pdl e salita per Lega (12%) e neonato Fli (5%, dati Ipr).
Risultato: crollo della figura di leader per Silvio Berlusconi.
Nelle peggiori delle ipotesi il governo durerà per un po' di tempo, andando "sotto" in sede di votazioni che vedono contrario Fli (ne abbiamo avuto un assaggio lunedì, con il Governo battuto tre volte in Parlamento), ma continuando a latitare senza avere la voglia di effettuare le riforme necessarie al popolo (si è visto fino a ora) né la possibilità di fare le leggi a favore della singola personam o di un gruppo ristretto di personas (idem).

In questi anni, a causa della assenza del limite tra interessi legati alla sfera pubblica e interessi legati alla sfera privata presente nella figura del Presidente del Consiglio (e non mi riferisco ai casi legati alle sue abitudini di vita, bensì agli interessi economici), abbiamo visto una poderosa opera di privatizzazione (appunto) della giustizia con l'annullamento di determinati reati (come il falso in bilancio) o la creazione di leggi, anche temporanee, che garantissero l'incolumità a determinati processati (legittimo impedimento o Lodo Alfano).
Lo scopo della discesa in campo del Cavaliere appare sempre più chiaro. Ne è una prova il fatto che in tempi di crisi, dove Obama tenta disperatamente di comunicare agli americani delusi gli effetti e i risultati del suo operato in ambito economico, da noi si parla ancora solo e unicamente di prostitute o vicende legate alle vita personale delle persone.

Fini ha posto un freno alla privatizzazione della politica Italiana, cominciata da Craxi ai suoi tempi con le tangenti e ben proseguita dal Berlusconismo. Una privatizzazione che probabilmente sarebbe proseguita ancora per molto tempo e che forse ancora non è giunta al suo termine.
Non si conoscono ancora gli sviluppi cui andremo incontro.
Anche se alcune agenzie di stampa parlano già del governo con il participio passato, tutto è ancora da decidere.
L'egemonia di Berlusconi sembra al tramonto e probabilmente non riuscirà a raggiungere l'obiettivo prefissato: la presidenza della Repubblica e un sistema politico Italiano fortemente privatizzato e "personale".

Di due cose si dovrà tenere conto: le future alleanze politiche e la pazienza dei cittadini che andranno a votare, magari non influenzati da un monopolio dei mezzi informativi che pesa tutto da un lato e con la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti.



(Per la stesura di questo post ho letto il libro Berlusconi, di Paul Ginsborg. Mi ha fornito preziose informazioni a riguardo)

domenica 7 novembre 2010

L'omeopatia del cambiamento

"Siete davvero sicuri di voler ridare le chiavi della macchina a chi l'ha gettata nel burrone?" Con Questa frase il presidente Americano Barack Obama ha accompagnato la campagna delle Politiche di Midterm 2010. A quanto traspare dai risultati, sembrerebbe che la risposta sia uno sconfortante "sì".
Sorge spontaneo chiedersi perché in appena due anni dall'ultima elezione l'elettorato Americano abbia così pesantemente deciso di virare a destra. Anche se il Senato rimane in mano ai Democratici (53 seggi contro 46), la vera sconfitta si è giocata alla Camera: 187 seggi Democratici ma 239 seggi Repubblicani.
Quegli stessi Repubblicani accusati dagli elettori del 2008 di aver causato due guerre senza fine, la crisi economica e di non aver assistito le classi più disagiate oggi sono rieletti alla guida di uno dei due rami del Congresso.
Io credo che questo fenomeno sia da far risalire a tre cause:
1- La popolazione si aspettava il miracolo. La campagna Democratica del 2008 era fortemente incentrata sulla Speranza e sul cambiamento, e le persone ci credettero. Ora, a distanza di due anni, anche se la macchina governativa si è messa in moto, questo cambiamento non risulta ancora tanto tangibile. In altre parole gli elettori hanno voluto intraprendere un cammino senza pensare che magari i tempi sarebbero stati anche lunghi. Non vedendo grossi risultati, hanno abbandonato subito la nave. Eppure nel discorso di insediamento alla Casa Bianca, il presidente Barack Obama era stato molto chiaro: "Forse ci vorrà solo un mandato, forse due affinché potremo uscire dalla tempesta".

2- I Repubblicani, dal canto loro, hanno sfruttato l'ambiente creato dal loro operato. Usando la crisi per incutere timore e paura alle folle, si sono assicurati il voto dei conservatori e degli elettori "di sinistra" scontenti e in difficoltà. Ai Repubblicani sono state versate anche ingenti somme di denaro per finanziare le loro campagne elettorali. Questo a dimostrazione del fatto che le grandi multinazionali e le lobby, e non i cittadini semplici, traggono beneficio dai Repubblicani, che vorrebbero l'estensione della Bush Tax Cuts a tutta la popolazione, compresi i ricchi. Obama invece vorrebbe che i ricchi (reddito superiore a 250.000 dollari) paghino più tasse e i poveri meno. Ovvero vorrebbe che i contributi vengano versati in base alle possibilità di ognuno, causando l'avversità dei grandi gruppi industriali.

3- Il cambiamento è omeopatico. Un medicinale omeopatico sfrutta il pathos omoios, la "sofferenza simile". Ovvero, per risolvere una malattia impiega più tempo di un medicinale allopatico in quanto stimola la guarigione attraverso l'esposizione alla malattia nel malato. E' un po' come i cerottini per smettere di fumare: in quel caso viene messa in circolo nicotina in quantità sempre minori in modo che l'assuefazione da nicotina svanisca pian piano. Dare sempre meno vino a un ubriaco, per intenderci.
Così il cambiamento: un miracolo sociale è difficilmente realizzabile, a maggior ragione in tempi limitati. La popolazione non capisce questo. Deve dare tempo al tempo e anche soffrire e saper guadagnarsi il meglio.
Sarà per questo che la medicina omeopatica è vista con scetticismo: non dà subito risultati, ma nel tempo, strutturando una soluzione efficace e definitiva.
Uno dei peggiori fenomeni a livello politico è il repentino cambiamento di colore nelle amministrazioni. Questo comporta un continuo cambiamento di programmi e una conseguente inconcludenza di qualsiasi processo. La psicologia umana invece prevede l'abbandono di ciò che non vede funzionare, magari solo all'apparenza. Nessuno ruba, ad esempio, un cellulare vecchio in bianco e nero. Eppure le sue funzioni sono attive: telefona e invia messaggi di testo.

In una partita così importante come quella del voto politico, è giusto che le persone non si fermino mai alla superficialità. Nel sacro momento in cui si va ad apporre una croce sopra il nome del proprio partito è giusto che il singolo elettore si senta investito di un compito immane, importantissimo e carico di estreme conseguenze.
E' per questo che deve essere informato di ogni possibile causa ed effetto.
Sta scegliendo il futuro della sua nazione.