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venerdì 4 febbraio 2011

Tensione egiziana

Nel 1981 il presidente egiziano Anwar Al-Sadat viene assassinato durante una parata militare. Gli succede Hosni Mubarak, che da allora sino a oggi ha detenuto e detiene il potere di presidente d’Egitto. All’epoca, per scongiurare ulteriori attentati, fu immediatamente approvata una legge, la cosiddetta “Emergency law”, che legalizzò la censura di stampa, estese notevolmente i poteri della politica e sospese alcuni diritti costituzionali.

Ahmed Dogmosh, che in queste ore documenta l’enorme manifestazione popolare di piazza Tahrir con fotografie e video, mentre il regime comincia a imprigionare i giornalisti e i funzionari dell’ONU abbandonano il paese in vista di una guerra civile, è stato raggiunto dal blog e cortesemente risponde ad alcune domande. Dalle risposte emerge una nazione stremata dal sistema corrotto e privatizzato dalla falsa democrazia di Mubarak, dove ancora una volta la sfera privata di un singolo intacca e sfrutta la sfera pubblica dello Stato.


Caro amico, i nostri giornali parlano di una potente forza di polizia che, a seguito di questa manifestazione e grazie a un contorto gioco di potere, ha costretto Mubarak a designare in questi giorni come vice-presidente Omar Suleiman, il capo dell’intelligence, al posto di suo figlio. Chi detiene effettivamente il potere in Egitto?

Ti posso dire che Mubarak possiede poteri speciali per governare sul popolo e sullo Stato intero. Egli sa che la nazione è d’importanza nel mondo e lui vuole mantenere il suo potere. In questi anni non ha fatto nulla per combattere un sistema di corruzione che anzi è collegato al suo personale interesse in alcuni affari interni con uomini d’affari che sono in stretti rapporti di amicizia con suo figlio. Questi uomini d’affari hanno tratto notevoli vantaggi da questo legame di amicizia per tutti questi trent’anni di governo. Inoltre hanno trovato un prezioso alleato nella Emergency law per attuare i propri interessi.

Ecco, l’Emergency law. Di cosa si tratta esattamente?

L’Emergency law è stata sviluppata in modo particolare per mantenere saldi l’autorità e il governo rappresentati dal Presidente. Inoltre prevede la soppressione di qualsiasi persona che tenti di andare contro il governo. Questa legge conferisce il diritto di entrare nella tua casa e portare in prigione le persone senza alcuna accusa o senza processo giudiziario.

Mi confermi che Mubarak è stato supportato dagli Stati Uniti nel corso di questi anni?

Mubarak ha venduto gas a Israele a un costo inferiore al 20% di quello originale. Ha fornito acciaio e cemento a Israele per la costruzione del muro di separazione a Gaza per favorire la pace con Israele. Questo è quello che l’America vuole da Mubarak.

Passando alla manifestazione pacifica di questi giorni, le notizie parlano comunque di centinaia di vittime: ci sono stati casi di violenza da parte della polizia? Si dice che la polizia infonda paura tra la popolazione per dissipare la protesta.

Sì, ci sono parecchie vittime e ti confermo la violenza da parte della polizia. Non escludo nemmeno atti intimidatori da parte della polizia stessa. Tra l’altro puoi vedere in TV alcune persone vestite in borghese che torturavano i manifestanti, durante le prime manifestazioni.

Ma quindi è la polizia a detenere il potere? E’ la polizia a determinare le azioni del Presidente?

La polizia egiziana non ha potere ma Mubarak ha utilizzato anche la polizia per occupare la sedia presidenziale.

E’ impressionante vedere così tante persone che chiedono le dimissioni di Mubarak e che la manifestazione si sta protraendo per giorni. Quanti sono i manifestanti?

Lo scorso martedì a Piazza Tahrir nel centro della città c’erano quasi due milioni e mezzo di manifestanti. Ad Alessandria c’erano un milione di persone.

Cosa chiedono i manifestanti?

Mubarak non vuole combattere la corruzione e non vuole cambiare lo status quo dell’Egitto. Un punto di partenza per il cambiamento è la cancellazione della Emergency law, che impedisce il cambiamento da molto tempo. Anche l’articolo 88 della Costituzione andrebbe rivisto, poiché attualmente rifiuta qualsiasi forma di supervisione giuridica, anche internazionale, durante le elezioni. L’articolo non è mai stato modificato.

Nel frattempo Obama lancia un appello al Presidente affinché “la transizione inizi ora”. Cosa accadrà secondo te? Mubarak ha promesso che non si ricandiderà alle elezioni: finirà con lui la corruzione? Ci sono figure politiche capaci di fare dell’Egitto una vera democrazia?

Devi capire che la corruzione non è solo in Mubarak. La corruzione parte dal Partito Nazionale Democratico. La Costituzione afferma che debba essere il partito a nominare un nuovo Presidente. In parlamento ci deve essere, presso la Camera dei Rappresentanti, almeno un membro per ogni partito politico eletto. Alle ultime elezioni il 90% dei seggi della Camera era occupato dal partito di Mubarak, grazie ai brogli elettorali.

Quindi non c’è una forte opposizione parlamentare?

Cosa vuoi dire?

Voglio dire, se mi hai detto che il 90% dei seggi è occupato dal Partito Nazionale Democratico, allora nel vostro paese c’è una sorta di dittatura, ovvero non ci sono forti partiti di opposizione. E’ vero?

Sì, non ci sono forti partiti di opposizione. In compenso ci sono membri dei Fratelli Musulmani (il maggior partito di opposizione islamico, ndr) indipendenti che sono molto popolari nel paese. Nel 2005 le elezioni furono supervisionate e i Fratelli Musulmani hanno ottenuto il 15% dei seggi.


Ok, ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato e per le informazioni che mi hai dato.

mercoledì 19 gennaio 2011

Il sogno del re

Uno si chiede perché mai dovrebbe sentir parlare sui giornali e in televisione delle prostitute del Presidente. Insomma, oggi è morto il trentaseiesimo soldato Italiano in Afghanistan. E come se questo non bastasse, il paese è in crisi economica e a rischio default per via dei duemila miliardi di debito pubblico che ci invidiano solo in Zimbabwe e in Sudan. La cultura sta crollando e la scuola annaspa. Vorrei sentire una bella intervista a Tremonti o due domande secche a Bondi e alla Gelmini, e invece mi devo sorbire i video-messaggi del Presidente del Consiglio che dice che non è vero, che non fa sesso con le minorenni perché, in fin dei conti, ha una fidanzata. Scene tragicomiche.

Mentre leggo di Karima El Mahrough, alias Ruby Rubacuori, una delle prostitute che avrebbero frequentato la villa del Presidente ad Arcore, mi immobilizzo sulla sua data di nascita: 1 novembre 1992. E' mia coetanea e io vado per i diciannove. Improvvisamente e inconsciamente mi figuro nella testa le facce delle mie compagne di classe, persone rispettabilissime, montate sul corpo di questa ragazza. Come nei fotomontaggi scadenti dei programmi satirici. Inorridisco mentre realizzo che il sistema marcio incarnato da persone vecchie, e che quindi pensavo destinato ad estinguersi nel giro di qualche anno (per questioni biologiche e cronologiche), intacca mortalmente le nuove generazioni. Queste stesse generazioni investite dai nudi televisivi, dai reality dal sesso e bestemmia facili, appartenenti a quelle reti televisive che con il rispettivo proprietario sono entrate nelle case delle migliaia e migliaia di casalinghe d'Italia cambiando radicalmente la concezione di spettacolo. Era il secolo scorso e fu gettato il seme. Oggi vediamo i primi frutti.

La squallida mercificazione del corpo femminile, la fredda concessione della personalità ricondotta a una logica di stampo clientelare del "do ut des" testimonia che il degrado dei valori e della cultura non sia dovuto soltanto ai tagli. E' una mentalità sempre più diffusa. Un' habituè. Presto sarà il metodo.

Lo squallore raggiunge i suoi apici nei momenti in cui Angelino Alfano, ministro della Giustizia, difende in televisione l'utilizzatore finale affermando che i reati sono stati commessi negli abiti di Silvio "Presidente del Consiglio", e non Silvio "uomo". Quindi la concussione e lo sfruttamento di prostituzione minorile sono giustificabili: è il capo del Governo, per giunta eletto dal popolo. I magistrati non sono eletti dal popolo e quindi non possono arrogarsi il diritto di contestare eventuali trasgressioni e commissioni di reati. Se ci tentano, "vanno puniti". La 'ndrangheta ci ha già pensato con una bomba, fatta esplodere davanti al Tribunale di Reggio Calabria il 3 gennaio 2010, a seguito delle confische ai loro beni.

E mentre ad Arcore prosegue il rito bacchico del Bunga-Bunga, il Caimano dà le spalle, seduto sul sedile posteriore della sua auto di scorta, al Palazzo di Giustizia che lentamente va in fiamme...

martedì 7 dicembre 2010

Power against power

English version of the previous post: "Potere contro potere".

"Do everything but please let us know later. One morning when we wake up tell us that you have done this and we will be happy."
- Benito Mussolini, 1944, on the attitudes of the Italian people.

The network is beautiful because is free. You can hardly conceal the information contained in it. It is precisely for this reason that is the worst enemy of the government policies of nations. The policy, which too often closes in on itself and tends to get dirty with mud alone, systematically fought the purity and freedom of the network. That's what is happening these days: an international organization that receives documents of a government or business anonymously, and loads them on the web, called Wikileaks, whose number one is called Julian Assange (Australian, 38 years) is charging in the network from 2007 million documents regarding current hot linked to the wars in Afghanistan and Iraq up to the recent publication of confidential documents relating to consideration by U.S. officials on European leaders.
Despite the furore is determined mainly by those acts (Hillary Clinton rushed to Kazakhstan, into the OSCE summit, to repair the bluff), I would like to focus on situations even more alarming than just reviews related defects, and attitudes of some leaders of nations. In the Wikileaks site contains movies and unpublished documents that certificate the killing of civilians, concealment of bodies, forces prepared for killing Taliban without the need to appeal to a regular trial. Monstrosity of war. The revelation of these documents generates fear in the big nations and big industries which take benefits from the economical activity of war (Yuri Orlov, who is Nicolas Cage, in the film Lord of War, admits that "to take over the world will be the arms dealers, because others will be too busy shooting at each other." The film is also reported that the major arms suppliers are the United States, Britain, Russia, France and China and that all five are permanent members of the Board UN Security).

The press shifts the focus on political gossip. But who speaks of civilians killed by two American Apache helicopters fired in a neighborhood of New Baghdad July 12, 2007?
Certainly not Franco Frattini, Italian Foreign Minister, who would like Julian Assange captured and imprisoned as a bomber. Why? Attack on the lies? People must be active witnesses and careful operators and actions of their governments. Just so you can make the right choices and determine who does their job well and who's not. We are the masters of our representatives. They must act according to our will, in the sense that they must represent.

An international arrest warrant hanging over the head of Julian Assange. The reasons are those of rape (which he rejected, through his lawyer is sure that this is an operation designed to discredit his figure). This means that the number one of Wikileaks is wanted in 188 countries. Co
nsidered like Bin Laden. A computer journalist likened to a fundamentalist terrorist. Informative power against the destructive power.
The world looks for allegedly abusing two girls while many politicians have been accused of major crimes or corruption (I am reminded of the sad example of Italy).
Forced to take to the bush, fleeing from place to place in the world for the immense guilt of having published the documents that have enabled millions of people to realize how things go. Convicted for free information. We may not realize how serious this fact. Creates a dangerous precedent, saying loud and clear: look what happens if I reveal our secrets. We complain so much of the national information "Bavaglio laws" and we do not think that this could be a global edict against the freedom to say and tell the facts.

Dear Julian, if you had come for a day in Italy, I am glad to host you at my house.

giovedì 2 dicembre 2010

Potere contro potere

"Fate tutto ma fatecelo sapere dopo. Una mattina quando ci svegliamo diteci di avere fatto questo e noi saremo contenti".
- Benito Mussolini, 1944, sulle attitudini del popolo Italiano.

La rete è bella perché libera. Difficilmente si possono occultare le informazioni contenute in essa. Ed è proprio per questo motivo che rappresenta il peggior nemico delle amministrazioni politiche della nazioni. La politica, che troppo spesso si chiude in se stessa e tende a sporcarsi di fango da sola, combatte sistematicamente la purezza e la libertà della rete. E' quanto sta accadendo in questi giorni: un'organizzazione internazionale che riceve documenti di carattere governativo o aziendale in modo anonimo e li carica sul web, che si chiama Wikileaks, il cui numero uno si chiama Julian Assange (australiano, 38 anni), sta caricando in rete dal 2007 milioni di documenti riguardanti situazioni scottanti legate alle guerre di Afghanistan e Iraq fino ad arrivare alle recenti pubblicazioni di documenti confidenziali riguardanti le considerazioni da parte di funzionari Americani sui leader europei.
Nonostante lo scalpore sia determinato principalmente da questi ultimi atti (La Clinton, di foga, si è precipitata in Kazakistan, al vertice dell'Osce, per riparare ai bluff), vorrei che l'attenzione sia riposta in situazioni ben più allarmanti di semplici giudizi che riguardano vizi, attitudini e difetti di alcuni leader di nazioni. Nel sito Wikileaks sono contenuti filmati e documenti inediti che testimoniano uccisioni di civili, occultamenti di corpi, forze predisposte per l'uccisione di talebani senza la necessità di appellarsi a un regolare processo. Mostruosità di guerra. La rivelazione di questi documenti fa paura alle grandi nazioni e alle grandi industrie che sulla guerra investono l'economia (Yuri Orlov, ovvero Nicolas Cage, nel film Lord of War, confessa che "a prendersi il mondo saranno i trafficanti d'armi, perché gli altri saranno troppo occupati a spararsi a vicenda". Nel film inoltre viene denunciato che i maggiori fornitori d'armi sono gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Russia, la Francia e la Cina e che tutte e cinque sono membri permanenti del consiglio di sicurezza dell'Onu).

La stampa sposta l'attenzione sui pettegolezzi politici. Ma chi parla dell'uccisione di civili da parte di due elicotteri Apache americani che spararono con accanimento in un quartiere di New Baghdad il 12 luglio 2007?
Di certo non Franco Frattini, ministro degli Esteri Italiano, che vorrebbe Julian Assange catturato e imprigionato in qualità di attentatore. A cosa? Attentatore alle menzogne? Le persone devono essere testimoni attivi e attenti degli operati e delle azioni dei rispettivi governi. Solo così è possibile effettuare le scelte giuste e stabilire chi esegue bene il proprio lavoro e chi no. Siamo i padroni dei nostri rappresentanti. Essi devono agire in base alla nostra volontà, nel senso che devono rappresentarla.

Un mandato internazionale di cattura pende sulla testa di Julian Assange. I motivi sono quelli di stupro (da lui rigettati, tramite il suo avvocato: è sicuro che si tratti di un'operazione con lo scopo di screditare la sua figura). Ciò vuol dire che il numero uno di Wikileaks è ricercato in 188 paesi. Posto al pari di Bin Laden. Un giornalista informatico paragonato a un terrorista fondamentalista. Potere informativo contro potere distruttivo.
Il mondo lo cerca per aver abusato presuntamente di due ragazze mentre politici di numerosi stati sono accusati di corruzione o reati importanti (mi viene in mente l'esempio triste dell'Italia).
Costretto a darsi alla macchia, fugge da un posto all'altro del mondo per l'immensa colpa di aver pubblicato dei documenti che hanno permesso a milioni di persone di rendersi conto di come vanno le cose. Condannato per informazione libera. Forse non ci rendiamo conto di quanto sia grave questo fatto. Crea un precedente pericolosissimo, dicendo forte e chiaro: guarda cosa succede se sveli i nostri segreti. Ci lamentiamo tanto delle leggi bavaglio nazionali all'informazione e non pensiamo che questo possa essere un editto mondiale contro la libertà di dire e informare sui fatti.

Caro Julian, se dovessi capitare per un giorno in Italia, ti ospito io volentieri a casa mia.

martedì 16 novembre 2010

Sconfiggere i draghi

La prima cosa che colpisce studiando il fenomeno del sistema mafioso è che ancor prima di essere considerato un fenomeno criminale, è descritto come un' organizzazione di potere.
Le mafie sono forti poteri con forti regole, come ricordava molto bene ieri sera Roberto Saviano.

La loro esistenza non si basa tanto sulle attività illecite e criminali: quelli sono gli effetti. Le mafie esistono perché si alleano e collaborano con funzionari di Stato, politici e strati sociali della popolazione. Senza queste preziose alleanze, che spianano le strade e semplificano le operazioni in qualunque campo le mafie decidano di operare, esse si indeboliscono e muoiono.

Grazie al lassismo e agli interessi personali, lo Stato coadiuva la mafia.
Non stupirà quindi che in merito all'uccisione di Giovanni Falcone oggi non si parli più di strage mafiosa, bensì di un assassinio da parte della mafia e di apparati deviati dello Stato, che insieme collaborarono perché l'opera andasse a buon fine.

Se le mafie nascono verso la fine del 1700 e nei primi del 1800, collocabili geograficamente nel Sud Italia, nel 2010 esse hanno allungato i loro chilometrici tentacoli andando a estendere il loro raggio operativo al resto dell'Italia, all'Europa e al mondo intero. Solo la 'Ndrangheta opera in più di quaranta paesi.

Non si deve accogliere con stupore la notizia per cui determinate organizzazioni mafiose stiano investendo, ad esempio, in Lombardia. A dispetto delle dichiarazioni di personaggi autorevoli in campo politico, la mafia certifica la propria esistenza in queste zone. E' già avvenuta una guerra tra di loro in seno alla Lombardia. Ricordava sempre Saviano, ieri sera, della recente morte di chi ha tentato di staccarsi dalla madre meridionale.

E' per questo che è necessario evitare di allontanare mentalmente l'idea di un male che sia radicato lontano da noi. La mafia non è il padrino che - stuzzicadente alla bocca e pistola in mano - chiede il pizzo alla salumeria di Palermo. La mafia è l'impresa edile che costruisce strade, palazzi, linee ferroviarie e case. La mafia è potere economico. E' soldi liquidi. E' la mutazione tumorale dell'imprenditoria.

Accolgo con dispiacere, quindi, la critica che il Ministro dell'Interno rivolge a Roberto Saviano, a seguito della seconda puntata di Vieni via con me, secondo cui non sarebbe vero che la mafia si arricchisca grazie alla collaborazione con la Lega.
Roberto Maroni cade nell'errore di voler allontanare, come ho appena detto, il fenomeno mafioso relegandolo a un fenomeno meridionale, che non tocca il coerente movimento Leghista. Eppure, guardando alle condizioni di esistenza di un'organizzazione mafiosa, il legame politico è necessario.
Non la Lega, dunque, ma nel senso di non solo lei.

La mafia non è di destra né di centro né di sinistra. E' di chi collabora. E' di chi afferma, come fece Gianfranco Miglio, politico italiano e padre fondatore del Movimento Leghista, che: "Io sono per il mantenimento anche della mafia e della 'ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos'è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un'assurdità. C'è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate".

D'altra parte è notizia del 2009 che la 'Ndrangheta sarebbe la prima azienda Italiana per fatturato e che contribuisca in modo discreto al Pil Italiano. Siamo assuefatti di Mafia a tal punto che non riusciamo neanche più a riconoscerla. La allontaniamo semplicemente dal nostro immaginario.

Ammazziamo il problema mentalmente, così come si scaccia una mosca che dà fastidio.
Dichiariamo che il nostro partito non collabora con la Mafia, lavandocene le mani dagli altri. Maroni, in qualità di Ministro dell'Interno, non si indignerebbe se la Mafia collaborasse anche solo con altri partiti? Si sentirebbe in pace se la Mafia proliferasse ma non grazie alla Lega? Bella soddisfazione.


Marco Travaglio, vicedirettore de Il Fatto Quotidiano, scrive oggi che nonostante tutto il popolo Italiano si configura come migliore della sua classe dirigente politica.

Qualche ora prima, Roberto Saviano conclude il suo monologo dando precise indicazioni riguardanti la lotta alla mafia: fare ognuno il proprio lavoro, poliziotto e artigiano, banchiere e tabaccaio in maniera sentita e onesta.

mercoledì 10 novembre 2010

Fini dei giochi

Se, come ricordava l'altra sera Roberto Benigni a Vieni via con me, cantando le proprietà di Berlusconi, il presidente del Consiglio abbia ancora intenzione di conquistare il Colle diventando, tra tre anni, Presidente della Repubblica (magari con poteri rafforzati), vale la pena spendere qualche parola sull'attuale situazione politica Italiana.
Il discorso dell'altro giorno di Fini a Bastia Umbra ha scosso le colonne della Seconda Repubblica, facendo cadere polvere e creando vistose crepe. Dalle sue parole non si torna più indietro. Il leader di Futuro e Libertà per l'Italia ha definitivamente rotto i vecchi equilibri e lascia il campo aperto a nuovi scenari.
Dal canto suo propone che il Presidente del Consiglio rassegni le dimissioni e si passi a un altro governo che escluda la Lega e apra le porte all'Udc.
Dal canto di Silvio Berlusconi rassegnare le dimissioni appare come un ostacolo pericoloso che va a porsi tra lui e l'obiettivo che vuole raggiungere e che ho appena menzionato.

Se quindi da un lato è in ballo il gioco delle responsabilità (Fini: deve essere Berlusconi ad annunciare la crisi di governo; Berlusconi: deve essere Fini a sfiduciarmi) dall'altro la posta in gioco è davvero alta: i progetti politici, giudiziari ed economici del presidente del Consiglio andrebbero in fumo.
Con nuove elezioni, il trend sarebbe questo: Calo per Pdl e salita per Lega (12%) e neonato Fli (5%, dati Ipr).
Risultato: crollo della figura di leader per Silvio Berlusconi.
Nelle peggiori delle ipotesi il governo durerà per un po' di tempo, andando "sotto" in sede di votazioni che vedono contrario Fli (ne abbiamo avuto un assaggio lunedì, con il Governo battuto tre volte in Parlamento), ma continuando a latitare senza avere la voglia di effettuare le riforme necessarie al popolo (si è visto fino a ora) né la possibilità di fare le leggi a favore della singola personam o di un gruppo ristretto di personas (idem).

In questi anni, a causa della assenza del limite tra interessi legati alla sfera pubblica e interessi legati alla sfera privata presente nella figura del Presidente del Consiglio (e non mi riferisco ai casi legati alle sue abitudini di vita, bensì agli interessi economici), abbiamo visto una poderosa opera di privatizzazione (appunto) della giustizia con l'annullamento di determinati reati (come il falso in bilancio) o la creazione di leggi, anche temporanee, che garantissero l'incolumità a determinati processati (legittimo impedimento o Lodo Alfano).
Lo scopo della discesa in campo del Cavaliere appare sempre più chiaro. Ne è una prova il fatto che in tempi di crisi, dove Obama tenta disperatamente di comunicare agli americani delusi gli effetti e i risultati del suo operato in ambito economico, da noi si parla ancora solo e unicamente di prostitute o vicende legate alle vita personale delle persone.

Fini ha posto un freno alla privatizzazione della politica Italiana, cominciata da Craxi ai suoi tempi con le tangenti e ben proseguita dal Berlusconismo. Una privatizzazione che probabilmente sarebbe proseguita ancora per molto tempo e che forse ancora non è giunta al suo termine.
Non si conoscono ancora gli sviluppi cui andremo incontro.
Anche se alcune agenzie di stampa parlano già del governo con il participio passato, tutto è ancora da decidere.
L'egemonia di Berlusconi sembra al tramonto e probabilmente non riuscirà a raggiungere l'obiettivo prefissato: la presidenza della Repubblica e un sistema politico Italiano fortemente privatizzato e "personale".

Di due cose si dovrà tenere conto: le future alleanze politiche e la pazienza dei cittadini che andranno a votare, magari non influenzati da un monopolio dei mezzi informativi che pesa tutto da un lato e con la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti.



(Per la stesura di questo post ho letto il libro Berlusconi, di Paul Ginsborg. Mi ha fornito preziose informazioni a riguardo)

domenica 7 novembre 2010

L'omeopatia del cambiamento

"Siete davvero sicuri di voler ridare le chiavi della macchina a chi l'ha gettata nel burrone?" Con Questa frase il presidente Americano Barack Obama ha accompagnato la campagna delle Politiche di Midterm 2010. A quanto traspare dai risultati, sembrerebbe che la risposta sia uno sconfortante "sì".
Sorge spontaneo chiedersi perché in appena due anni dall'ultima elezione l'elettorato Americano abbia così pesantemente deciso di virare a destra. Anche se il Senato rimane in mano ai Democratici (53 seggi contro 46), la vera sconfitta si è giocata alla Camera: 187 seggi Democratici ma 239 seggi Repubblicani.
Quegli stessi Repubblicani accusati dagli elettori del 2008 di aver causato due guerre senza fine, la crisi economica e di non aver assistito le classi più disagiate oggi sono rieletti alla guida di uno dei due rami del Congresso.
Io credo che questo fenomeno sia da far risalire a tre cause:
1- La popolazione si aspettava il miracolo. La campagna Democratica del 2008 era fortemente incentrata sulla Speranza e sul cambiamento, e le persone ci credettero. Ora, a distanza di due anni, anche se la macchina governativa si è messa in moto, questo cambiamento non risulta ancora tanto tangibile. In altre parole gli elettori hanno voluto intraprendere un cammino senza pensare che magari i tempi sarebbero stati anche lunghi. Non vedendo grossi risultati, hanno abbandonato subito la nave. Eppure nel discorso di insediamento alla Casa Bianca, il presidente Barack Obama era stato molto chiaro: "Forse ci vorrà solo un mandato, forse due affinché potremo uscire dalla tempesta".

2- I Repubblicani, dal canto loro, hanno sfruttato l'ambiente creato dal loro operato. Usando la crisi per incutere timore e paura alle folle, si sono assicurati il voto dei conservatori e degli elettori "di sinistra" scontenti e in difficoltà. Ai Repubblicani sono state versate anche ingenti somme di denaro per finanziare le loro campagne elettorali. Questo a dimostrazione del fatto che le grandi multinazionali e le lobby, e non i cittadini semplici, traggono beneficio dai Repubblicani, che vorrebbero l'estensione della Bush Tax Cuts a tutta la popolazione, compresi i ricchi. Obama invece vorrebbe che i ricchi (reddito superiore a 250.000 dollari) paghino più tasse e i poveri meno. Ovvero vorrebbe che i contributi vengano versati in base alle possibilità di ognuno, causando l'avversità dei grandi gruppi industriali.

3- Il cambiamento è omeopatico. Un medicinale omeopatico sfrutta il pathos omoios, la "sofferenza simile". Ovvero, per risolvere una malattia impiega più tempo di un medicinale allopatico in quanto stimola la guarigione attraverso l'esposizione alla malattia nel malato. E' un po' come i cerottini per smettere di fumare: in quel caso viene messa in circolo nicotina in quantità sempre minori in modo che l'assuefazione da nicotina svanisca pian piano. Dare sempre meno vino a un ubriaco, per intenderci.
Così il cambiamento: un miracolo sociale è difficilmente realizzabile, a maggior ragione in tempi limitati. La popolazione non capisce questo. Deve dare tempo al tempo e anche soffrire e saper guadagnarsi il meglio.
Sarà per questo che la medicina omeopatica è vista con scetticismo: non dà subito risultati, ma nel tempo, strutturando una soluzione efficace e definitiva.
Uno dei peggiori fenomeni a livello politico è il repentino cambiamento di colore nelle amministrazioni. Questo comporta un continuo cambiamento di programmi e una conseguente inconcludenza di qualsiasi processo. La psicologia umana invece prevede l'abbandono di ciò che non vede funzionare, magari solo all'apparenza. Nessuno ruba, ad esempio, un cellulare vecchio in bianco e nero. Eppure le sue funzioni sono attive: telefona e invia messaggi di testo.

In una partita così importante come quella del voto politico, è giusto che le persone non si fermino mai alla superficialità. Nel sacro momento in cui si va ad apporre una croce sopra il nome del proprio partito è giusto che il singolo elettore si senta investito di un compito immane, importantissimo e carico di estreme conseguenze.
E' per questo che deve essere informato di ogni possibile causa ed effetto.
Sta scegliendo il futuro della sua nazione.

domenica 31 ottobre 2010

Caro Ministro Maroni, come andiamo?

E' stata la mia prima possibilità di dialogo con una persona importante e a contatto diretto con la realtà di cui si parlava nella sede dell'incontro: Poter domandare al ministro degli Interni Roberto Maroni quale sia la sua visione dell'operato di tutto il governo in tema di legalità e lotta alla criminalità organizzata è stato davvero molto interessante.
Specialmente per il fatto che mi è stato possibile esprimere anche opinioni riguardanti le scelte operate nel corso della legislatura. E ho fatto notare questo: "Tenendo ben presente gli ottimi risultati riportati dal suo operato nel corso di questa legislatura, frutto del suo impegno personale e della collaborazione tra lei e i corpi della magistratura e dell’ordine pubblico, appare sempre più evidente a livello governativo una netta linea di separazione delle volontà tra chi, come lei, si adopera per fare sì che il bene della cosa pubblica, e di conseguenza dei cittadini, venga preservato in maniera assoluta e incondizionata dai mali che si incarnano nella criminalità organizzata, nella Camorra, nella ‘Ndrangheta, in Cosa Nostra, in Stidda e quant’altro e chi, (peraltro andando contro al suo lavoro), tenta di incagliare il corretto svolgersi delle operazioni attraverso votazioni che prevedano tagli alle forze predisposte per il contrasto di questa criminalità organizzata, o ancora che prevedano annullamenti di reati (penso allo scudo fiscale: lì non c'era la tracciabilità dei pagamenti), sospensioni dei giudizi o anche innalzino impedimenti e neghino autorizzazioni a procedere nei confronti di indagati eccellenti pur coinvolti in vicende di reato gravi.

Mi viene da pensare al recente esempio di Nicola Cosentino.

Ecco, analizzando questa linea separativa mi viene da chiedere a lei come si possa sentire un Ministro in una situazione come questa, per la quale si corre il rischio che il buon operato di taluni venga, per così dire, “infangato” dalle gesta di altri.

E ancora: sarà possibile ottenere una totale coerenza a livello governativo riguardo a determinati aspetti importanti? Cioè: è possibile che in tema di lotta alle mafie, tutti possano seguire un unico esempio di operosità positiva volto all’assoluta vittoria dell’onestà sulla disonestà?"

La risposta di Maroni mi è piaciuta e non mi è piaciuta.

Ho apprezzato il fatto che abbia ripreso ogni singolo punto da me sollevato, tentando di dare una risposta completa, ma spesso sorvolava su punti essenziali e non arrivava al nocciolo della situazione.

Ha cominciato con il ricordarmi che nella nostra Costituzione non è più prevista l'immunità parlamentare ma il giudice non può procedere nelle indagini qualora un membro del Parlamento esprimi opinioni (e soltanto opinioni) nell'ambito del suo ruolo parlamentare.

Ovvero, se Roberto Maroni dovesse dare del mafioso a una persona quest'ultima potrebbe denunciarlo per diffamazione. Maroni può appellarsi al Parlamento dicendo che quell'opinione era scaturita da una verifica o da una interrogazione parlamentare e in quel caso può non essere processato, anche se, come puntualmente mi ricorda, "Anche in questo caso la Magistratura può andare avanti lo stesso perché può chiedere alla Corte Costituzionale di decidere chi ha ragione e nove volte su dieci la ragione va alla Magistratura stessa".

Entrando nel caso particolare di Nicola Cosentino aggiunge: "Io Cosentino lo conosco, naturalmente. Non so che cosa abbia fatto in Campania (ma io non ci credo, ndr), se le accuse che gli sono rivolte sono fondate o meno. Ho rispetto e fiducia nella Magistratura che sta indagando e nell'ispettore di Napoli".

Dice inoltre di "aspettare la sentenza definitiva di condanna" e che "la Costituzione Italiana prevede il principio della presunzione di innocenza"; "Magari dopo uno, due o tre anni si scopre che è tutto archiviato però nessuno lo sa" (nota: archiviazione vuol dire mancanza di prove sufficienti, ergo il caso può sempre essere riaperto).

Fatto sta che il quesito rimane ancora aperto: Perché il Parlamento ha rigettato l'autorizzazione a procedere nei confronti di Nicola Cosentino, parlamentare italiano su cui pende un mandato di arresto per riciclaggio di rifiuti tossici?

Passando ai tagli alle forze dell'ordine, ha confessato che questi tempi sono duri per tutti, e che anche il suo Ministero ha ricevuto dei tagli che sono stati però compensati grazie ai sequestri alle mafie: 18 miliardi di euro. Nel fondo unico giustizia hanno versato ad oggi 2 miliardi e 500 milioni da "utilizzare per comprare le auto, pagare la benzina, eccetera eccetera".

Mi viene da domandarmi dove siano finiti i rimanenti 15 miliardi e 500 milioni e soprattutto mi balza alla mente la notizia per cui la squadra Catturandi che arrestò Provenzano non abbia ancora ricevuto gli stipendi straordinari legati all'operazione.


All'interno della domanda ho citato anche lo scudo fiscale per evidenziare come la tracciabilità dei pagamenti, ora introdotta per legge negli appalti per l'Expo Milano 2015, non fosse presente e permettesse così a chiunque, evasore semplice o mafioso, di rimpatriare capitali sporchi. Maroni è sincero: "Lo scudo fiscale appartiene a una misura straordinaria che è stata fatta in quasi tutti i paesi europei: è stata fatta in Germania, in Inghilterra e in Francia (veramente in Germania no, ndr)"; "Sono scelte opinabili naturalmente. Il governo italiano ha deciso questa scelta che è stata criticata e che ha pro e contro. Come tutte le cose non esiste la verità assoluta, non viviamo nell’iperuranio ma viviamo sulla terra che è contaminata dal bene e dal male. Ci sono decisioni che devono essere prese e che sono opinabili e che in quella situazione rappresentano la soluzione migliore o la meno peggio. Qui bisognava capire come far rientrare i soldi per finanziare le attività produttive e per evitare che in Italia succedesse quello che è successo in Grecia. Avete visto nei mesi scorsi cosa è successo in Grecia? ci sono stati dei morti anche nelle manifestazioni di piazza. Nulla di tutto ciò è avvenuto in Italia anche grazie a queste misure che ripeto sono criticabili ma tutto sono tranne che un favore ai criminali".

In pratica considera lo scudo come un buon compromesso tra onestà e disonestà per dare respiro a un paese economicamente in crisi. Una scelta delle "meno peggio", anche se non si può dire che non favorisca le mafie: i soldi all'estero derivati da traffico di cocaina potevano essere rimpatriati pagando una multa del 5% e rimanendo nell'anonimato. Maroni evidentemente non ha una visione molto chiara delle procedure dello scudo fiscale.

Mi è piaciuta la sua determinazione nell'affermare quanto segue: "Quello che ho chiesto e ottenuto come garanzia è che il mio lavoro venga lasciato fare così come lo stiamo facendo. Finché questo sarà possibile farlo io continuerò e se domani dovessi accorgermi che c’è qualcuno che cerca di mettermi i bastoni tra le ruote io smetto subito di farlo denunciando il fatto". E ancora: "Non bisogna sottovalutare né drammatizzare. Non viviamo in una provincia dove le cose vengono fatte funzionare dalla criminalità organizzata. Teniamo gli occhi aperti"; "La camorra, la ndrangheta e la mafia qui sono presenti per fare gli affari e il nostro compito e il nostro obiettivo è quello di mandarli tutti in galera".


Durante l'incontro, avvenuto presso il Teatro Santuccio di Varese, erano presenti anche il capo della polizia Antonio Manganelli e il capo generale dei carabinieri Leonardo Gallitelli. Tutti hanno detto che il modo migliore per affiancare le istituzioni nella lotta alla criminalità è: "Condividere un sistema di regole costruito da persone perbene".


Io ci sto. La palla, ora, a loro.

venerdì 15 ottobre 2010

Nostri dipendenti

Non sarebbe la prima volta che il nostro presidente del Consiglio ribadisca che, essendo stato eletto dalla volontà popolare, abbia come sua facoltà il dovere di fare tutto ciò che a lui pare necessario proprio in virtù di quella che lui considera fedeltà dei cittadini riposta nelle sue mani.

Eppure a ben vedere il sistema elettorale Italiano, dall'ultima riforma del 2005, prevede che i cittadini possano votare il partito ed esprimere una preferenza per il candidato, ma che siano i membri appartenenti ai partiti, in sede di Commissione elettorale, a nominare i membri dei seggi in proporzione ai voti ottenuti alle elezioni. Questo vuol dire che noi cittadini non abbiamo un potere decisionale assoluto circa chi si sederà tra i banchi del nostro Parlamento.

Questa mancanza di espressione diretta, in una democrazia quale la nostra che è già indiretta (non si legifera con i referendum o con iniziative popolari, come in Svizzera, ma sono i nostri Parlamentari che, in funzione di nostri "delegati" decidono, in teoria, nel nostro interesse)
rischia di causare degli indesiderati quanto squallidi "cambi di casacca" al momento del voto di una particolare legge. Si pensi al recente voto di fiducia al governo: 100 parlamentari (cento, porca miseria!) hanno cambiato posizione politica rispetto a quella professata dal partito di cui farebbero parte.

Ma torniamo al nostro Presidente del Consiglio. Egli, tra le varie funzioni che gli spettano, deve proporre dei Ministri che vengono poi eletti dal Presidente della Repubblica. I Ministri sono componenti di governo.

La parola Ministro, nel senso etimologico del termine di "minus", inferiore, delinea una figura che stia al di sotto di chi lo elegge. In parole più concrete, i ministri sono nostri dipendenti.
Come Catone è ministro di Dio e si occupa della gestione del Purgatorio Dantesco, così i ministri di ogni stato debbono occuparsi della corretta gestione e corretto funzionamento della cosa pubblica per conto nostro. Noi deleghiamo codeste persone affinché intraprendono le scelte migliori per noi e per il nostro futuro, che mettiamo nelle loro dirette mani.

E quando sento parlare di sprechi, di cattiva gestione, di problemi dei ministri stessi con la giustizia, questo mi fa davvero arrabbiare.
Sono persone importanti, nella loro inferiorità d'ufficio (loro devono rispondere a noi, non il contrario) e devono essere esemplari, pulite ed efficienti.

Voglio riportare degli esempi.
Guardate al ministro dell'ambiente: Stefania Prestigiacomo: ha di recente autorizzato le trivellazioni petrolifere nel nostro Mar Mediterraneo, purché siano a 5 km dalla costa (se il petrolio fuoriuscirà, arriverà...lentamente).
O il ministro della difesa, Ignazio La Russa: decide di voler armare i nostri caccia (che si vanno ad aggiungere agli elicotteri, già armati) per sostenere un intervento militare in Afghanistan il cui scopo è creare la pace.
Il ministro della giustizia invece, che è Angelino Alfano, è stato indagato dalla procura di Roma per abuso d'ufficio (poi archiviato).
Oppure il ministro dell'Interno Roberto Maroni è stato condannato in via definitiva per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale (morse una caviglia a un agente, a quanto pare).
Il ministro per le riforme istituzionali, Umberto Bossi, è stato condannato per reato di vilipendio alla bandiera Italiana (la stessa del paese che serve!).

Cosa ne pensate? Io ritengo che se un nostro dipendente non è adatto vada licenziato. Mandato a casa, sostituito con uno migliore, più in gamba, che lavori e non faccia il contrario di quello che deve fare, ovvero guadagnare il meglio per il proprio paese.

Perciò quando incontrate un ministro, quando lo vedete al telegiornale, guardatelo dall'alto verso il basso, e ricordatevi che lui è un vostro dipendente. Analizzate il suo operato e, qualora non soddisfi le giuste esigenze del popolo di cui fate parte, domandategliene gentilmente il conto.

martedì 21 settembre 2010

Il tempo della speranza


Lunedì 20, nel Newseum di Washington, Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha tenuto, in diretta tv, una conversazione dal titolo "Investing in America", di tema economico, con un gruppo di lavoratori americani, studenti e imprenditori.

Mi ha colpito l'intervento di una donna afro-americana che ha detto: "Sono stanca di difenderti, di difendere la tua amministrazione, l'idea di cambiamento per cui ho votato. Mi hanno detto che ho votato per un uomo che stava per cambiare le cose in maniera significativa per la classe media, e io sto aspettando, sto aspettando signore. Non lo sento ancora questo cambiamento".

Un trentenne poi ha domandato al presidente: "E' dunque finito per me questo sogno americano?".

E' la delusione e la paura a prevalere nelle loro parole, e non a torto. La crisi in America è ancora molto forte e nonostante una serie di stimoli economici, che hanno potuto salvare circa 750 mila posti di lavoro tra aprile e giugno 2010, il tasso di disoccupazione è ancora molto elevato.

La speranza che portò Barack Obama alla Casa Bianca due anni fa sembra erodersi lentamente.
Le persone ci credono sempre di meno, poiché non vedono risultati tangibili.

Anche se qualche miglioramento sta avvenendo, l'America non è ripartita del tutto e non tutti hanno acquisito di nuovo il posto di lavoro, o proprio non ne hanno uno.

A queste persone il Presidente americano ha risposto, con una limpidezza incredibile: "Il mio obiettivo qui non è convincervi che ogni cosa sia dove è necessario che sia. Ma sto dicendo che ci stiamo muovendo nella giusta direzione".

I dati tecnici diffusi dal sito recovery.gov fanno pensare bene, e allo stesso tempo le parole di Obama sono molto apprezzabili. La sincerità, si sa, non basta, ma per lo meno aiuta.
Il Presidente conferma il fatto che la via intrapresa è quella giusta, ma è necessario del tempo per risolvere la situazione creatasi in precedenza. Quella famosa situazione di cui parlavo nel post precedente.
Bisogna rimboccarsi le maniche e mantenere la speranza.

Ma la domanda che rimane è: Quanto dura il tempo di una speranza?

giovedì 16 settembre 2010

Elezioni di mid-term 2010


Ho visitato gran parte dei siti web delle campagne elettorali dei candidati al Senato, alla House e come governatori. L'ho fatto in vista delle elezioni di mid-term di Novembre e devo dire che ho notato una cosa davvero particolare:
Mentre i siti blu dei Democratici spingono all'ottimismo e al proseguimento dei lavori intrapresi, i siti rossi Repubblicani violentano i visitatori con dati e numeri e immagini talvolta psichedeliche che sembrano avere l'intento di far cadere le sicurezze circa il lavoro svolto dall'amministrazione Obama. Lavoro, peraltro, che secondo i grafici pubblicati dal sito whitehouse.org certifica una chiusura dell'emorragia di posti di lavoro e impronta un netto miglioramento sui dati di sviluppo. Questo in modo particolare dopo la approvazione del famoso Recovery Act: un pacchetto che prevede, fra l'altro, una serie di stimoli economici che puntino alla ripresa. Il pacchetto prevede inoltre la diminuzione delle tasse per la Middle Class (che secondo l'attuale amministrazione deve diventare "strong", per far sì che anche l'America sia "strong") e l'aumento per le grandi industrie e per i "ricchi".
Allora perché incutere il terrore nei cittadini americani? Perché definire Obama un "hopeless"?
Lui, che punta molto sul "believe" e preferisce il "yes, we can" al "no, we can't", non ha niente a che vedere con i pessimismi di una destra che pare non stia proponendo, ma si stia limitando a bloccare e criticare. Proprio oggi il Presidente americano denuncia un ulteriore tentativo di opposizione dei Repubblicani alla legge sulla "middle class tax cut".
Che la paura sia più forte del sentimento della speranza? Possibile. La crisi non dà speranza. La speranza è soggettiva mentre il terrore è universale.
Ma pensiamoci: non è che i numeri pessimistici spacciati dai Repubblicani in realtà corrispondono alla situazione a cui erano arrivati durante la fine della "Bush era", e non quelli risultanti dal lavoro intrapreso dal nuovo governo?
E' possibile che i repubblicani stiano, in realtà, fondando la loro campagna sull'accusa del loro stesso fallimento?