Una volta la nostra prof. di Storia della Cina ci ha detto: "È stato l'Occidente a inventare l'Oriente, l'ha inventato per definire se stesso".
Ho sempre pensato che questa frase fosse una gran figata, ma solo ora mi rendo conto della sua estrema verità.
Cos'è l'Oriente poi? Come possiamo pensare di poter definire una cosa tanto vasta e varia? Ovviamente ha senso solo se paragonato alla nostra società. L'Oriente secondo me non esiste; già solo la differenza tra Cina e Thailandia mi ingloba e sorprende. Sono consapevole di non avere abbastanza esperienza o tempo alle spalle per mettermi a fare analisi, osservazioni profonde o chissà quali monologhi; posso solo dire che io, durante questo breve viaggio, mi sono definita e scoperta un po' di più. Ho scoperto una naturalezza nelle azioni, nei pensieri e nei rapporti con le persone. Qui è tutto così luminoso, spontaneo, semplice, è una sensazione nuova che riesco molto ad apprezzare.
L'Occidente continua a definirsi.
Punto di vista funziona così: andiamo a vedere cosa accade, e poi lo scriviamo anche qui. Cultura, politica, attualità e mondo.
domenica 22 luglio 2012
L'Oriente e l'effetto che fa
martedì 10 luglio 2012
Beijing con gli occhi
Venerdì pomeriggio, con i nostri zainetti in spalla, siamo partiti in quattro alla scoperta di Pechino. L'avevo già attraversata in bus appena scesa dall'aereo per andare in stazione, ma l'immensa stanchezza e il buio mi avevano impedito di capire che tipo di città stesse correndo fuori dal finestrino. Beijing è immensa. E come ogni grande città, piena di gente. Se poi si parla di città cinese, diventa ancora più piena.
Grazie al nostro fiuto anti turismo e posti finti, abbiamo scovato un ottimo ostello, vicino a piazza Tiananmen. Piccolino, struttura in legno, piccolo cortile interno, lanterne rosse appese ai soffitti, stradine cinesi intorno. Una meraviglia. Sabato mattina, sveglia praticamente all'alba, e via, verso la Grande Muraglia. Avevamo optato per Jinshanling, uno dei punti meno battuti da turisti e venditori ambulanti. Non si capisce la maestosità della Muraglia finché non la si vede. Le foto non rendono, i racconti nemmeno. Il primo tratto era stato ristrutturato e c'erano poche altre persone, è bastato camminare per un paio di chilometri per non trovare più nessuno, la Muraglia quasi abbandonata, e solo noi, arrancanti tra una torre e l'altra. C'era foschia, si vedevano le colline circostanti e questo serpentone in pietra che continuava ondeggiante sulle creste. Ci fermavamo in silenzio a contemplare il panorama, ognuno perso nei suoi pensieri, con un sorriso commosso sul viso.
lunedì 9 luglio 2012
La storia dell'Argentina passa da qui
Quella della dittatura è una situazione perversa, che comprendeva persino la menzogna sulla verità della propria identità. Il caso più eclatante è stato quello di una denuncia da parte di una figlia nei confronti dei propri genitori per avere tenuto con loro alcuni desaparecidos. Quella figlia era sconvolta dalla scoperta arrivata dopo anni.
La vista da qui
giovedì 5 luglio 2012
Di zanzare, di raffreddori e del perché un secchio può rivelarsi indispensabile
Ecco che il Grande Mostro Aria Condizionata miete la prima vittima, etciù. Qui in Cina, come in molti altri paesi, si passa dal forno esterno, al frigo interno. E io, etciù, ci ho lasciato quel briciolo di salute instabile che avevo. Oggi (lunedì, ndr) primo giorno di lezioni. Uhm, uhm. Non capisco assolutamente niente, come previsto. Coraggio, coraggio. Dopo l'ennesimo pisolino, affronto i libri e inizio a studiare come si deve. Etciù. [Lachele laffleddata]Ci sono le zanzare tigre. E poi quelle cinesi, maledette:
Sport preferito da straniere in Cina: ammazza la zanzara. Rachele 5 vs Alessandra 5. La partita si fa avvincente. In camera ci sono cadaveri spappolati ovunque, bottino di guerra. Un 'ghe sboro' ci sta tutto" [Rachele e Alessandra divorate]Piove, mano ai secchi!
Ieri sera ha piovuto tantissimo e molto violentemente, tanto che il bar dell'università ha avuto un blackout, si è allagato e noi svuotavamo i secchi pieni d'acqua. [Alessandra furiosa]
mercoledì 4 luglio 2012
Tieniti forte
Bambina trasportata da questo carretto con bambola elettrica al parco. Non fa paura?
COS'È 'STA COSA?
domenica 1 luglio 2012
Questi esseri strani
Eravamo sedute fuori da un Mc Donald con insegne in cinese, aspettando due amici che poi non abbiam trovato, quando un ragazzo cinese si è avvicinato dandoci il biglietto da visita. È arrivata anche una ragazzina, volevano semplicemente conoscere le straniere, esseri strani. Mezz'ora di conversazione saltando dal cinese all'inglese. Cose che succedono con normalità in Cina.Nella foto, una bambina si è avvicinata felice di vedere volti con i tratti occidentali:
sabato 30 giugno 2012
Stendenti i panni
In Cina i panni si stendono così. Ho steso anche la Rossi (nella foto, chiaramente stesa, ndr), 1-0 per me, si torna sul ring. In realtà, non possiamo permetterci il lusso di uno stendino (anche perchè inesistente) e Madre Natura è tanto gentile con noi.
Quando si è lontani da casa
Oggi c'è il sole e inizia a sentirsi il caldo. Saltiamo pasti come saltar la corda, il nostro stomaco è ancora in subbuglio. Diventeremo trasparenti ad andar avanti così. Siamo una decina di studenti di Ca' Foscari, facciamo gruppo, e mi sento un po' meno disorientata. C'è in programma un raduno di italiani per seguir la finale domani sera, a me non è mai importato nulla di calcio, ma quando si è lontani da casa nasce il senso di spirito nazionale. Qui in Cina non c'è nessun divieto di fumare in luoghi pubblici, è una cosa abbastanza inconcepibile per noi, e ci si affumica come scamorze. Ma la cosa a cui non ci abitueremo mai è il continuo sputacchiare. Nei piatti al ristorante, sui gradini, per terra, al supermercato. Ovunque. Il dormitorio dove stiamo è abbastanza decadente, quando siamo arrivate ci ha preso lo sconforto, ieri ci siamo armate di Mr Muscolo tarocco e ripulito tutta la nostra cameretta da cima a fondo. Ora è abitabile. Avventura di stamattina: affrontare una lavatrice con comandi solo in cinese, non si sa bene come, ma ce l'abbiamo fatta. Un'altra delle grandi imprese quotidiane, è attraversare la strada, anche sulle strisce. È pieno di biciclette e macchine che guidano apparentemente senza nessun senso logico. E per la prima volta, mi capita di essere in un paese dove il clacson viene veramente usato in tutta la sua potenza. Si potrebbe dire che i cinesi strombazzano almeno tanto quanto sputacchiano. Lunedì mattina iniziamo le lezioni, a quanto pare danno parecchi compiti da fare, quindi passeremo i pomeriggi in biblioteca a studiare..dai che è la volta buona che imparo il cinese! Dalle poche notizie trapelate, avremo classi di Taiji e calligrafia. Il dormitorio dove siamo è il centro di studi Sino-Italici, trovare cinesini che parlano italiano è divertente, immagino come appaia il nostro stentato cinese a loro. Mi concedo un pisolino, sono ancora scombussolata dal viaggio, ma conoscendo la mia natura di bradipo, ci metterò del tempo a riprendermi. 再见!
Per la seconda volta
Eccomi, finalmente in Cina. Nonostante occhiaia fino alle ginocchia, febbre sul labbro che non se ne va più, qui va tutto bene. Per la seconda volta, l'Oriente mi ha conquistata. È più forte di me, mi sento quasi a casa. Una precedente vita, l'ho passata sicuramente da queste parti. Però, tra Cina e Thailandia, vince assolutamente la Thailandia, per il momento. I cinesi scatarrano per terra in maniera orribile. E sono veramente tantissimi. Seguiranno aggiornamenti migliori. Baxi e struchi a tutti.
lunedì 4 giugno 2012
Io, Camillo Benso, vi racconto di quando ho fatto il Regno d'Italia
Salii le scale. Lui disinvolto e senza dare nessun segnale di sconfitta, mi indicò il salone grande. Parlò a lungo di progetti e di questioni di ordine pubblico, e alla fine, arrivò al dunque, le casse del regno erano vuote, e la gente cominciava a chiedersi perché non si riuscisse a trovare una via di uscita.
Lo lasciai finire di parlare, e alla fine gli dissi: “Mi dia la chiave della cassaforte, mi dia la chiave del palazzo di giustizia”. Si alzò e andò verso la finestra, e poi disse: “Quanto mi costerà?”; io avevo già in bocca la risposta: “Niente, ho bisogno di un tavolo, un’aula grande, quindici sedie, e sette, otto persone di fiducia per rifare un governo”. “Lei è impazzito!”. “Certo, per questo lei mi ha chiamato, soltanto un pazzo può fare quello che serve in questo momento al suo regno, ed io, piccolo e brutto che sia, sono della misura giusta”.
Uscii dal palazzo con le mie gambe tremanti, ma non tornai in campagna, ero eccitato dalla sua disponibilità a darmi una risposta positiva, ed io avevo fame e volevo divertirmi. Andai a teatro e sul palco, quella sera, c’era un opera magnifica dal mio amico Giuseppe Verdi.
martedì 31 maggio 2011
Varese al voto
Questa nota è stata pubblicata su Facebook il giorno 13 maggio 2011.
Non lo nascondo: vedere le anziane signore in centro a Varese che rifiutano i volantini del "Partito dell'amore" (citazione) mi ha strappato un sorriso, forse di speranza.
Tra due giorni cominciano le elezioni a Varese. Pur non abitandoci, spero che possano affermarsi due persone: Alexander Mayer, vent'anni, Sinistra Ecologia e Libertà, e la candidata nella lista del Movimento Cinque Stelle, Federica D'Elia, che va all'ultimo anno di istituto tecnico ITPA, diciannove anni. Con la speranza di giovane cambiamento. Mentre Umberto Bossi e Ignazio La Russa, passeggiando per Corso Matteotti, si scambiano battute da buontemponi, sorseggiando un caffè e una Coca-Cola ("Lui è un porcone", dice il primo al secondo, e giù le risate dei militanti) e Fontana, dal suo sito, sciorina con foga tutte le belle cose realizzate in questi anni, questi ragazzi si dannano per dire la loro, proporre idee, impastarsi le mani diprogetti, affermare: "Ci siamo, adesso proviamo noi". Valore aggiunto? L'inesperienza di chi si mette in gioco. Passato prossimo contro futuro semplice.
E' di Gandhi l'affermazione: "In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica". E allora guardateli, da capo a piedi. Osservate gli sguardi, gli atteggiamenti, i vestiti; Cogliete la differenza tra una cravatta e una kefiah. Ascoltate le loro affermazioni e leggete quello che scrivono su Facebook, e ditemi chi vi piacerebbe che progettasse il vostro prossimo futuro in
città.
lunedì 21 marzo 2011
Napolitano a Varese

Durante i mondiali di ciclismo del 2008 ne era diventata la Capitale. In questi giorni sui giornali si parlava di “covo”. In realtà stamattina Varese non aveva nulla della Lega, che ha dovuto rassegnarsi allo spirito patriottico e nazionale di migliaia di persone accorse in una via Sacco gremita per accogliere il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Tra le mille bandiere, non sono mancate le contestazioni, dirette agli esponenti del partito di Bossi (tra cui Boni, presidente del consiglio regionale e Galli, presidente della Provincia) che, cravatta verde e fazzoletto alla tasca, hanno dovuto far fronte alle urla della folla che gli incalzava a esporre coccarde tricolori, e non fazzoletti monocromi. Fanno notare che alle finestre del comune ci sono pochissime bandiere italiane, anzi solo una, quella istituzionale. Il palazzo di fronte invece sembra ridipinto da quante bandiere porta appese. Gente appollaiata sui muretti, sulle ringhiere, alle transenne arancioni: tutti in trepidante attesa del Presidente.
Mi ferma un giornalista, mi chiede: “Che valore ha per te questa giornata?” Sono impulsivo e molto diretto: “Napolitano è l’istituzione che rappresenta tutta l’Italia, unita. Oggi verrà qui a Varese, ed è come se tutta l’Italia fosse qui”. Incalza: “Ma le polemiche dei giorni precedenti, per via del tricolore rimosso dalla sede della Lega Nord?” Rispondo, ignorando completamente la polemica: “Il tricolore è la nostra bandiera, ben venga che la espongano, specie durante il centocinquantesimo dell’Unità”. “Quanti anni hai?” - “Diciotto.” - “Allora per te è ancora più importante questa giornata?” - “Certo, siamo usciti da scuola prima apposta.”
Mentre si attende alla finestra del comune qualcuno espone una minuscola bandiera, per rimediare e strappare qualche applauso. Poco dopo la ritirano e sono fischi. Riappare di nuovo un tricolore, questa volta più grande. Solo, al contrario, e sono ancora fischi: “Non sanno nemmeno qual è il verso!”. Scende da una vettura Rosi Mauro (Lega nord) in rappresentanza del Senato. Fischiatissima, si ritira subito dentro Palazzo Estense. Poco dopo esce il sindaco Fontana (Lega nord) e nemmeno a lui va meglio. Scuote la testa, con il volto un po’ amareggiato. Nel frattempo un elicottero della polizia arriva in lontananza e plana sopra il Palazzo comunale. Anticipa di qualche minuto l’arrivo della macchina presidenziale, che giunge in via Sacco, dunque davanti all’ingresso. Sono le 11.35. Cominciano ad applaudire e a cantare Mameli. Napolitano saluta dal finestrino, poi scende, saluta ancora la folla esultante. E’ accompagnato dalla moglie. Ad accoglierlo c’è anche il governatore della Regione, Formigoni. E’ un tripudio di bandiere. L’anziana coppia presidenziale, elegante, composta -e per questo di una bellezza straordinaria-, entra nei giardini. Lì Napolitano parlerà di un’accoglienza simile a quella di Torino di pochi giorni fa, del passato, di futuro della nazione, di sacrifici, di riduzione della spesa e di enorme valore storico rappresentato da questa città. Trecento bambini intonano l’inno nazionale e il Presidente ascolta con interesse. Al termine della visita riappare e questa volta raggiunge la folla per stringere qualche mano. Lo chiamano tutti: “Presidente!”; “Giorgio!” e lui risponde. Acclamato come i cantanti, alza le braccia, sorride mentre sua moglie lo aspetta per risalire sulla macchina.
Una bella giornata per Varese, piccola grande città d’Italia.
domenica 31 ottobre 2010
Caro Ministro Maroni, come andiamo?

Mi viene da pensare al recente esempio di Nicola Cosentino.
Ecco, analizzando questa linea separativa mi viene da chiedere a lei come si possa sentire un Ministro in una situazione come questa, per la quale si corre il rischio che il buon operato di taluni venga, per così dire, “infangato” dalle gesta di altri.
E ancora: sarà possibile ottenere una totale coerenza a livello governativo riguardo a determinati aspetti importanti? Cioè: è possibile che in tema di lotta alle mafie, tutti possano seguire un unico esempio di operosità positiva volto all’assoluta vittoria dell’onestà sulla disonestà?"
La risposta di Maroni mi è piaciuta e non mi è piaciuta.
Ho apprezzato il fatto che abbia ripreso ogni singolo punto da me sollevato, tentando di dare una risposta completa, ma spesso sorvolava su punti essenziali e non arrivava al nocciolo della situazione.
Ha cominciato con il ricordarmi che nella nostra Costituzione non è più prevista l'immunità parlamentare ma il giudice non può procedere nelle indagini qualora un membro del Parlamento esprimi opinioni (e soltanto opinioni) nell'ambito del suo ruolo parlamentare.
Ovvero, se Roberto Maroni dovesse dare del mafioso a una persona quest'ultima potrebbe denunciarlo per diffamazione. Maroni può appellarsi al Parlamento dicendo che quell'opinione era scaturita da una verifica o da una interrogazione parlamentare e in quel caso può non essere processato, anche se, come puntualmente mi ricorda, "Anche in questo caso la Magistratura può andare avanti lo stesso perché può chiedere alla Corte Costituzionale di decidere chi ha ragione e nove volte su dieci la ragione va alla Magistratura stessa".
Entrando nel caso particolare di Nicola Cosentino aggiunge: "Io Cosentino lo conosco, naturalmente. Non so che cosa abbia fatto in Campania (ma io non ci credo, ndr), se le accuse che gli sono rivolte sono fondate o meno. Ho rispetto e fiducia nella Magistratura che sta indagando e nell'ispettore di Napoli".
Dice inoltre di "aspettare la sentenza definitiva di condanna" e che "la Costituzione Italiana prevede il principio della presunzione di innocenza"; "Magari dopo uno, due o tre anni si scopre che è tutto archiviato però nessuno lo sa" (nota: archiviazione vuol dire mancanza di prove sufficienti, ergo il caso può sempre essere riaperto).
Fatto sta che il quesito rimane ancora aperto: Perché il Parlamento ha rigettato l'autorizzazione a procedere nei confronti di Nicola Cosentino, parlamentare italiano su cui pende un mandato di arresto per riciclaggio di rifiuti tossici?
Passando ai tagli alle forze dell'ordine, ha confessato che questi tempi sono duri per tutti, e che anche il suo Ministero ha ricevuto dei tagli che sono stati però compensati grazie ai sequestri alle mafie: 18 miliardi di euro. Nel fondo unico giustizia hanno versato ad oggi 2 miliardi e 500 milioni da "utilizzare per comprare le auto, pagare la benzina, eccetera eccetera".
Mi viene da domandarmi dove siano finiti i rimanenti 15 miliardi e 500 milioni e soprattutto mi balza alla mente la notizia per cui la squadra Catturandi che arrestò Provenzano non abbia ancora ricevuto gli stipendi straordinari legati all'operazione.
All'interno della domanda ho citato anche lo scudo fiscale per evidenziare come la tracciabilità dei pagamenti, ora introdotta per legge negli appalti per l'Expo Milano 2015, non fosse presente e permettesse così a chiunque, evasore semplice o mafioso, di rimpatriare capitali sporchi. Maroni è sincero: "Lo scudo fiscale appartiene a una misura straordinaria che è stata fatta in quasi tutti i paesi europei: è stata fatta in Germania, in Inghilterra e in Francia (veramente in Germania no, ndr)"; "Sono scelte opinabili naturalmente. Il governo italiano ha deciso questa scelta che è stata criticata e che ha pro e contro. Come tutte le cose non esiste la verità assoluta, non viviamo nell’iperuranio ma viviamo sulla terra che è contaminata dal bene e dal male. Ci sono decisioni che devono essere prese e che sono opinabili e che in quella situazione rappresentano la soluzione migliore o la meno peggio. Qui bisognava capire come far rientrare i soldi per finanziare le attività produttive e per evitare che in Italia succedesse quello che è successo in Grecia. Avete visto nei mesi scorsi cosa è successo in Grecia? ci sono stati dei morti anche nelle manifestazioni di piazza. Nulla di tutto ciò è avvenuto in Italia anche grazie a queste misure che ripeto sono criticabili ma tutto sono tranne che un favore ai criminali".
In pratica considera lo scudo come un buon compromesso tra onestà e disonestà per dare respiro a un paese economicamente in crisi. Una scelta delle "meno peggio", anche se non si può dire che non favorisca le mafie: i soldi all'estero derivati da traffico di cocaina potevano essere rimpatriati pagando una multa del 5% e rimanendo nell'anonimato. Maroni evidentemente non ha una visione molto chiara delle procedure dello scudo fiscale.
Mi è piaciuta la sua determinazione nell'affermare quanto segue: "Quello che ho chiesto e ottenuto come garanzia è che il mio lavoro venga lasciato fare così come lo stiamo facendo. Finché questo sarà possibile farlo io continuerò e se domani dovessi accorgermi che c’è qualcuno che cerca di mettermi i bastoni tra le ruote io smetto subito di farlo denunciando il fatto". E ancora: "Non bisogna sottovalutare né drammatizzare. Non viviamo in una provincia dove le cose vengono fatte funzionare dalla criminalità organizzata. Teniamo gli occhi aperti"; "La camorra, la ndrangheta e la mafia qui sono presenti per fare gli affari e il nostro compito e il nostro obiettivo è quello di mandarli tutti in galera".
Durante l'incontro, avvenuto presso il Teatro Santuccio di Varese, erano presenti anche il capo della polizia Antonio Manganelli e il capo generale dei carabinieri Leonardo Gallitelli. Tutti hanno detto che il modo migliore per affiancare le istituzioni nella lotta alla criminalità è: "Condividere un sistema di regole costruito da persone perbene".
Io ci sto. La palla, ora, a loro.



